Blog 04: LA FARMACIA AI TEMPI DI...AMAZON

 

 

 

Il valore del progetto esperienziale

 

In una dimensione, la nostra, dove il digital assume un ruolo ogni giorno più centrale nella quotidianità, va affermandosi il timore che la praticità dell’e-commerce possa vincere contro la soddisfazione di uscire da un negozio carichi di shopping bags, e che sradichi per sempre le modalità tradizionali di fare shopping.

 

Ma come si può pensare allora di preservare la Farmacia da un attacco dall’esercito del commercio virtuale e trasformarla in un luogo dove la propria insegna può far ancora sentire la propria voce? Gli esperti di marketing, già da qualche decennio, hanno compreso che il consumatore deve sentire il richiamo di emozioni forti, nuove e sensazionali per decidersi a entrare in un punto vendita, visitarlo e dialogare con il brand. Il negozio fisico non è più soltanto un luogo dove acquistare cose, ma è diventato uno spazio dove fare esperienze. Esperienze da ricordare, da raccontare e - perché no - da condividere sui social network. L’esperienza si misura attraverso i 5 concetti, ognuno dei quali dovrebbe concatenarsi al successivo:

  • Sense… da cui si è sviluppato il ramo del marketing sensoriale;

  • Feel... con il marketing Emozionale;

  • Think…. che incoraggia lo sforzo cognitivo;

  • Act… che spinge a interagire fisicamente;

  • Relate…. il relazionarsi.

Oggi i principi e i fini del marketing esperienziale rimangono invariati, mentre ad evolversi sono i mezzi. La nuova frontiera dell’esperienzialità è l’omnichannel: ovvero una strategia che crei il giusto bilanciamento fra shopping online e offline all’interno del punto vendita. In sostanza, il consumatore ha a disposizione diversi canali (tutti collegati) con i quali raggiungere il proprio negozio dedicato. La shopping experience più tradizionale, fatta di stimoli polisensoriali e cognitivi, si arricchisce di strumenti tecnologici e realtà virtuale: nasce così la Farmacia.0

Per rendere “toccabile” tutto ciò mi viene in mente un paragone con il negozio Sephorà di Milano dove le clienti possono giocare a scattarsi selfie, su grandi schermi interattivi, da stampare e condividere sui social. Oppure possono farsi truccare da una delle make up artist e intanto navigare o giocare con gli Ipad a disposizione. Con un colorimetro che riconosce la tonalità della propria pelle, (in collaborazione con Pantone) è oggi possibile scoprire anche la nuance di fondotinta perfetta, virtualmente. E poi sistemi di proximity marketing (Beacon) permettono di profilare i clienti che mettono piede in negozio al fine di informarli sulle novità o sulle promozioni a cui possono accedere in tempo reale; QR code sui prodotti per ricevere maggiori informazioni e infine il sistema “click &collect” (si ordina online e si ritira in negozio, per un mix perfetto fra le due soluzioni). Il risultato è una tipologia di store “tradizionalmente esperienziale” ma assolutamente all’avanguardia in ambito omnicanale.

 

In sintesi tornare indietro all’era pre-digital è una chimera. E soprattutto, nessuno lo vorrebbe. Ma le persone, dopo tutto, sono e sempre saranno alla ricerca del fattore “umano”, delle esperienze dei sensi col proprio corpo e in reazione con gli altri (in carne ed ossa). Vogliono sperimentare, giocare e comunicare con la merce, vogliono uno spazio con le persone o con la loro professionalità e non sentirsi lì, nell’universo sconfinato del web, in uno spazio vuoto, anonimo e privo di relazioni. Il marketing esperienziale offre un compromesso, purché le aziende, anche le Farmacie, sappiano coordinare e controllare il rapporto ” Insegna-cliente” da ogni canale in cui può avvenire un contatto.

 

 

 

 

 

 

Beppe Colombo

Direttore Commerciale Clou Farmacie Fashion

 

 

 

 

 

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