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  • Pierangelo Spimpolo

Blog07: Organizzazione = Felicità?




Di recente mi è capitato di leggere un interessantissimo post che tratta il tema della felicità sul posto di lavoro certificando che benessere e felicità nei luoghi di lavoro si ripercuotono sulla produttività, generando importanti e incrementali risultati.
Una società di analisi statunitense, Gallup, non penso che abbia a che fare con il famoso panettone, ha prodotto una ricerca che stima che ben l’87% dei dipendenti, in ragione di mancanza di felicità nell'ambito lavorativo, risulta essere demotivata a discapito delle performance, determinando un'importante carenza produttiva.
Volendo semplificare, è come dire che, se lavori in un posto di merda con un capo stronzo che ti tratta come un raccoglitore di pomodori in Puglia, se riesci a sopravvivere, ti vien voglia di diventare assenteista professionista.
Se invece il tuo capo è una persona che ti tratta come un adulto, riconosce il tuo valore, e ti fa lavorare in un ambiente stimolante dove si respira un clima positivo e perché no, ogni tanto famose du risate, Aleksej Grigor'evič Stachanov ti fa una pippa…
Jacques de Chabannes signore di Lapalisse credo avrebbe qualcosa da dire...
Comunque, massimo rispetto per queste ricerche che sanciscono quello che il buon senso già suggerisce, ma come noto, spesso il buon senso è merce rara e alquanto pregiata.
Ti racconto una storiella recentemente vissuta nella mia azienda.
Capitava spesso che la responsabile dell’ufficio progettazione si lagnasse del ritardo generato dall'ufficio preventivazione nell'elaborare i costi inerenti alle forniture progettate.
Di contro il resp. dell’ufficio preventivazione si lagnava del fatto che le richieste di offerta gli venissero inoltrate all'ultimo momento, senza concedergli il tempo minimo necessario.
In fondo a questa filiera di lagnanze si posizionavano i project leader, che si stra-lagnavano dei ritardi nel ricevere progetti e preventivi, con il risultato di scontentare i nostri clienti, che a volte doveva attendere per tempi lunghi, cosa che, appena intercettata, non mi piacque per nulla.
Più volte ho provato a confrontarmi con le parti per capire cosa non funzionasse, ma niente, ognuno aveva le proprie ragionevoli ragioni, e non si trovava una via d’uscita.
Dopo un paio di tentativi andati a vuoto, ecco la soluzione, riorganizzare il tutto rendendolo automatico chiaro e soprattutto condivisibile tra tutte le parti interessate.
Quindi utilizzando un software, che vi suggerirei di prendere in considerazione, (smartsheet) che già utilizziamo per produrre dei diagrammi Gant per il controllo dei tempi di sviluppo delle commesse, ho preparato un semplice schema che raggruppa tutti i progetti da elaborare: inserita la richiesta, di default, viene attribuito al lavoro un termine di consegna.
I progettisti, che hanno accesso a questo documento, devono solo compilare, giorno per giorno, la % di stato d’avanzamento del lavoro; quando questa raggiunge l’80% (che significa che il progetto ha una quantità di dati sufficienti per elaborarne i costi) il sistema in automatico, e con buon anticipo, invia all’uff. progettazione la richiesta di preventivazione, indicandone il termine di consegna.
Dulcis in fundo, per la soddisfazione di tutti, i project leader hanno accesso a dei report personali, che vengono estratti dal documento generale, dove possono visualizzare, day by day, lo svolgimento dei loro progetti e di conseguenza hanno modo di organizzare i loro appuntamenti con i clienti, senza inaspettate sorprese.
Tutto ciò per dire che concordo appieno sull'utilizzo del Chief of Happiness Officer che si prende cura del benessere e della felicità dei dipendenti, ma aggiungerei che anche l’aspetto organizzativo è un importante e propedeutico elemento per il benessere del nostro caro collaboratore.
Volendo semplificare, è come dire che, se lavori in un posto mal organizzato, dove quello che devi fare non ti è chiaro, con il rischio che si sovrapponga al lavoro altrui, è possibile che il tuo rendimento sia associabile a quello di un assenteista cronico.
Se invece il processo di lavoro è chiaro e tutti sanno quello che devono fare e per quando, se la comunicazione tra i reparti è trasparente e condivisa, le singole performance, con la soddisfazione di tutti, verranno evidenziate.
Penso che a questo punto Jacques de Chabannes signore di Lapalisse ci liquiderebbe con un laconico e lapalissiano, évident que oui…


Autore Pierangelo Spimpolo

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