Far funzionare la Bicicletta

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Voglio condividere con te una mia “esperienza di vita”

che se non altro avvalora una teoria che credo tutti conosciamo ma che a volte tendiamo a dimenticare o sottovalutare.

Qualche giorno fa la mia compagna Simona ed io, stimolati dalle belle giornate, dal sole, dalla voglia di stare all’aria aperta e soprattutto dal bonus bicicletta, ci siamo recati al Decathlon per acquistare due biciclette, una per lei e una per me.

Il giorno seguente, armati di vettovaglie varie e una gran voglia di pedalare, siamo partiti per fare un bel giro al parco, o almeno quello era l’intento.

Dopo qualche pedalata la nuova e fiammante bicicletta di Simona ha iniziato a manifestare qualche problema: in pratica le pedalate erano discontinue, ogni tanto andavano a vuoto.

Simona delusa e frustrata ha iniziato a perdere la pazienza. Io ho cercato di tranquillizzarla adducendo, da esperto quale non sono, motivazioni tecniche che voi donne non potete comprendere: del tipo che si trattava di un problema passeggero e che a breve, dopo un periodo di rodaggio si sarebbe risolto (!?)  

Niente da fare, anzi pure il cambio ha iniziato a non rispondere più ai suoi perentori comandi, facendo di testa sua scalando a piacere i rapporti, incurante di salite che avrebbero richiesto rapporti “corti”, innescava rapporti che solo fuoriclasse come Coppi e Bartali avrebbero sostenuto.

Ho provato a motivare che evidentemente si trattava di un cambio di nuova generazione in grado, in base al tipo di impervie del terreno, regolarsi al meglio, e che allineandosi alle prestazioni del ciclista, applicava in completa “robotica autonomia”, il miglior rapporto fatica/prestazioni.

Ma non mi ha creduto. Strano…!?

Infatti si stava incazzando di brutto; ma come la sua nuovissima e fiammante bicicletta funzionava di merda, imprecazioni contro un prodotto probabilmente realizzato in Cina, imprecazioni contro la Decathlon e contro quei gentilissimi ragazzetti che le avevano suggerito quel tipo di bici.

D’altronde si sa le GDO hanno più a cuore gli utili che la qualità dei prodotti che trattano, e per finire l’immancabile imprecazione contro il governo, che nonostante quel dì non piovesse si sa, è tutto un “magna magna” e quindi elargisce bonus bicicletta fallati (!?)   

Insomma un sabato pomeriggio di m…

L’indomani ci siamo nuovamente recanti al negozio, e il gentilissimo ragazzetto Decathlon, in due minuti ha risolto il problema.

Una maglia della catena era inceppata e non funzionava a dovere…tutto qui!??!? Una stupidaggine risolta in pochi minuti.

Foto dettgaLio catena bicicletta

Questa cosa mi ha fatto riflettere e pensare alla mia azienda.

Mi sono informato, una catena di una bicicletta conta dalle 114 alle 116 maglie.

Un bel numero, eppure è bastata una sola maglia della catena che non faceva il suo lavoro a dovere per mettere tutto in discussione: la qualità del prodotto, la professionalità delle persone, e perfino la reputazione di chi vende quel prodotto; per non palare dei nostri “amati governanti” ingiustamente chiamati in causa.

Immagino il lavoro attento e coscienzioso di chi ha progettato e realizzato la bicicletta, di chi ha fornito la catena, di chi l’ha assemblata, immagino la formazione che i ragazzi del Decathlon (bravissimi) “subiscono” per essere così preparati, disponibili e pazienti con i clienti.

Tutti sforzi vanificati da un piccolissimo ingranaggio che non si è preoccupato di svolgere a dovere il suo lavoro.

Allora, mi vien da dire che ognuno di noi, anche se “un piccolo ingranaggio”, deve sentire la responsabilità della riuscita o meno di un progetto, della riuscita o meno del successo di un’impresa, della riuscita o meno della buona reputazione di un’azienda, e non ultima la responsabilità della qualità della società in cui viviamo.


Siamo tutti fondamentali e importanti ingranaggi che condividono lo stesso identico scopo e obbiettivo: far funzionare la bicicletta.


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